Le storie di successo

* * *

13 maggio 2010

La storia di Anna

Microcredito non è solo strumento di inclusione socio-economica per quanti vogliano dar forza alle proprie idee e sviluppare una piccola attività. Micro Progress, infatti, si trova spesso di fronte situazioni di emergenza economica, molte volte connesse a difficoltà più generali, che riguardano la vita quotidiana di tanti.

Come quella di Anna, una signora di 55 anni che, dopo aver visto il servizio su di noi andato in onda al TG5, è arrivata a Micro Progress con tutta la dignità che distingue chi, messo a dura prova dalla vita, vuole andare avanti con le proprie forze, nonostante tutto.

Da vent’anni Anna è una coltivatrice diretta, e in quanto tale percepisce reddito una volta l’anno, quando vende l’uva che coltiva ad una cantina di Frascati. Ma a causa della crisi economica, la quale ha colpito pesantemente il settore agricolo, il pagamento dell’anno appena trascorso è saltato. Non potendo contare su altro reddito, se non quello che percepisce come nuda proprietaria di una casa e un vitalizio mensile che riceve dal marito da cui è divorziata, la signora Anna si è trovata senza i soldi necessari a pagare l’affitto del casale in cui vive assieme alla madre ottantaduenne e al figlio invalido. A causa del suo reddito non dimostrabile e della rendita minima, Anna ha trovato chiuse le porte del circuito di credito tradizionale. Eppure una piccola cifra, pari all’importo dell’affitto, le avrebbe dato la serenità necessaria per attendere il prossimo pagamento dell’uva, previsto per novembre.

L’onestà e l’affidabilità che Micro Progress ha riconosciuto in Anna e il sostegno dello zio pensionato le hanno permesso di ricevere un microcredito per esigenze familiari, e di pagare così l’affitto dovuto.

Questa è solo una delle tante piccole lotte quotidiane nelle quali Micro Progress affianca quei suoi beneficiari che, dovendo affrontare spese impreviste e che eccedono il budget familiare, non ricevono risposte dal sistema tradizionale.

* * *

16 marzo 2010

La storia di Gholam

Campioni di stoffa, cartamodelli, manichini, rocchetti di filo colorato e le immancabili macchine da cucire Necchi, che troneggiano al centro della sua piccola sartoria: benvenuti nell’atelier di Kholadadi Gholamrezi, nel  cuore del quartiere Appio-Tuscolano a Roma, inaugurato l’estate scorsa grazie al sostegno della Micro Progress  Onlus, che ha creduto nelle potenzialità e nelle risorse del giovane profugo afghano(25 anni), dando impulso al  suo progetto imprenditoriale e corpo al suo sogno più grande, quello cioè di avviare un laboratorio tutto suo.

Figlio d’arte, nato e cresciuto nel distretto di Balkh, non lontano dalla suggestiva Mazar-i-Sharif, quarta città più grande dell’Afghanistan, Kholadadi ha appreso i segreti del mestiere nella sartoria di famiglia, dove ha lavorato fino all’età di vent’anni. Afflitto dall’instabilità politica e dall’escalation di violenza che stava investendo il paese, decise lasciare la sua terra.

Arrivato in Italia nel 2007, dopo un viaggio estenuante attraverso Pakistan, Iran, Turchia, ha inizialmente vissuto di espedienti, dormito in strada. Il destino, però, l’ha portato al civico n.28 di via Albalonga, al laboratorio gestito da un sarto peruviano, dove ha cominciato a lavorare in qualità di aiutante. “Quando il proprietario ha deciso di vendere, non avevo abbastanza fondi per rilevare l’attività. Un amico mi ha fornito il contatto della Micro Progress. Mi sono incuriosito e ho chiamato. Fornite le dovute garanzie, mi è stato concesso il finanziamento”.

A sei mesi dall’inaugurazione della picccola impresa, Gholamrezi ha visto crescere la sua attività, ha assunto un  collaboratore e ha vinto una borsa di studio presso l’Istituto Ida Ferri, una delle scuola di moda più prestigiose  della capitale. Terminato il triennio sarà un sarto qualificato anche in Italia. Tanta pratica, ma anche teoria:  modellismo, artigianato, storia del costume, confezione, stilismo. “Mi piace disegnare e creare modelli” –  racconta. Gholamrezi studia sodo; frequenta l’accademia tre volte a settimana tutto il giorno, dalle 9.00 alle  17.00, “poi ci sono i compiti, il lavoro”. Nei pochi momenti liberi, ama passeggiare per il centro di Roma che  definisce “bellissima!”, uscire con gli amici, andare a ballare e divertirsi. “Il mio sogno? Una collezione ed una  linea moda firmata da me; prima però mi devo diplomare”

A cura di Loredana Menghi, fotografie di Danilo Palmisano